Kapadokya


Per la serie "meglio tardi che mai" ho deciso di scrivere qualcosa sul meraviglioso viaggio in Turchia, di ormai 3 mesi fa.
Mi sono completamente innamorata di questo paese.  Ho adorato i paesaggi in cui facevano capolino i minareti delle moschee; l'evidente dualismo tra moderno e tradizione; le case provviste di pannelli solari e i cammini per il barbecue su ogni terrazzo ( aggiungerei "inutilizzati" infatti una nuova legge vieta i barbecue nelle città in quanto i fumi del cibo cotto potrebbero stimolare la fame degli innumerevoli poveri ); il cibo mediterraneo; la storia di Mevlana e dei dervisci rotanti e molto altro. Mi ha sconvolto vedere per la prima volta delle donne in burqa e soprattutto una bambina di neanche 12 anni e il modo in cui mi guardava e come le richiamava il marito.

Più in generale l'estrema povertà è evidente e io l'ho notata, nei lunghi viaggi in pullman, guardando gli animali: in vita mia non avevo mai visto animali così scheletrici; inoltre l'elevata presenza di cani abbandonati ai margini delle strade, molti di questi  marchiati all'orecchio come le pecore. Ci ha spiegato la guida che i mussulmani ( ovviamente osservanti) non lasciano entrare gli animali nelle case,perché credono che altrimenti gli angeli non potrebbero più entrare.

Questo viaggio è stato così speciale anche per la presenza di questa guida che ci ha spiegato molte tradizioni del paese e aneddoti.
Il viaggio si è svolto in 8 giorni ed è stato itinerante: siamo partiti da Antalya per raggiungere  la regione della Cappadocia. Tra le cittadine e i paesaggi naturali ciò che mi ha colpito di più è stata Konya. E' la città, esclusa la parte est che confina con l'Iran, più religiosa della Turchia. Non vengono serviti gli alcolici nei bar e la città è invasa di statue di papaveri.

Questi papaveri all' occhio di un turista potrebbero sembrare innocenti abbellimenti, ma in realtà si tratta di simboli politici, o meglio del simbolo del partito conservatore attualmente al governo. Il partito che cerca di riportare indietro la Turchia, piuttosto che farla progredire. Sempre a proposito di statue, Konya è l'unica città in cui non è presente la statua di Atatürk,  il padre dei turchi, colui che ha modernizzato la Turchia e l'ha resa una repubblica. E' evidente che la situazione politica non è delle più facili ed infatti nei lunghi viaggi in pullman abbiamo notato tantissime bandiere turche, sia nelle città che nei cocuzzoli delle montagne, e anche qui la guida ci ha avvertito: non si tratta di eccessivo patriottismo, ma bensì di una vera e propria presa di posizione contro l'attuale governo.  La bandiera turca è stata modificata da Atatürk: rossa come il sangue dei tanti turchi morti per la liberazione e la mezzaluna, simbolo di libertà; si racconta che il padre dei turchi abbia visto, camminando tra i morti, la mezzaluna nel riflesso del sangue.

Sempre a Konya abbiamo visitato il mausoleo di Mevlana e ci sarebbe un infinità di cose da raccontare! Per prima cosa la guida ci ha detto di guardare attentamente le donne vicino alla tomba, perché? le donne che vanno in pellegrinaggio piangono di fronte alla tomba di Mevlana, ma lo fanno senza una vera ragione! In realtà, dice la guida, non sono a conoscenza della storia di Mevlana. Principalmente i mussulmani si recano in questo museo perché sono conservati i resti della barba del profeta Maometto.
La storia di Mevlana è meravigliosa e tragica. La guida ci ha parlato a grandi linee, soffermandosi su ciò che ha colpito profondamente questo mistico: l'incontro con un derviscio , con cui si rinchiuse per molto tempo in una sorta di ritiro filosofico- spirituale ( voglio un film su questa storia urla la fangirl che è in me!), insomma la guida è stata molto chiara, questo rapporto era una vera e propria relazione e ciò ingelosì/disturbò i discepoli di Mevlana che uccisero il derviscio. La morte del derviscio portò Mevlana a scrivere una quantità enorme di versi.
Ho trovato questo sito che lo spiega meglio di me:
 Nel 1244 Gialal alDin incontrò per le strade di Konya un uomo benedetto, Shams alDin Muhammad Tabriz, un derviscio errante che lo introdusse ai misteri del misticismo. Per mesi, i due mistici vissero insieme in preda a «un’illuminazione interiore», amandosi così teneramente che Gialal alDin dimenticò completamente l’insegnamento e gli obblighi familiari. Questo rapporto esclusivo creò uno scandalo così grande, che nel 1245 Shams alDin fu fatto sparire e la sua scomparsa precipitò Gialal nello sconforto: gli allievi, forse con la complicità di un figlio, uccisero probabilmente Shams buttandone il cadavere in un pozzo (la storia del pozzo potrebbe essere, però, soltanto la metafora di un’idea insita nel sufismo: il mistero della verità nel pozzo e la necessità di una sua difficile ricerca).
(Qui tutta la biografia )

Da lui e per lui è stata fondata la confraternita dei dervisci rotanti e io ho avuto la fortuna di poter assistere in Cappadocia al loro rituale religioso. In poche regioni del mondo è possibile assistere a questo rituale perché nasce come una pratica privata e non come uno show, ovviamente. Lo rendono pubblico solo ed esclusivamente per poter far conoscere questo ordine e questa filosofia. E' superfluo, o forse no, dire che sono rimasta toccata profondamente da ciò che ho visto. Spiegarlo a parole è difficile e non ne rende l'idea. In pratica iniziano questo rituale recitando e suonando, dopodiché si alzano e iniziano a volteggiare e lo fanno per molto tempo, in questo modo raggiungono una trance spirituale. Per me è indimenticabile il viso di uno di questi dervisci: un misto di serenità e pura gioia.
Ok, ho scritto un papiro e ci sarebbe ancora da raccontare, ma è meglio se mi fermo qua e mi aiuto con alcune foto.






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